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Playlist per riscoprire le B-side dimenticate dei grandi album anni ’70: brani sorprendenti che non circolano mai sulle radio

📅 28 Agosto 2026✍️ di Roberta Magnasco⏱️ 3 min di lettura

Gli album iconici custodiscono tesori nascosti

Le B-side degli anni ’70 rappresentano il lato più autentico della musica rock e cantautorato. Mentre le radio hanno trasmesso i singoli mainstream, nelle pieghe dei vinili riposavano brani di qualità straordinaria, spesso addirittura superiori alle hit ufficiali. Scoprire questi gioielli significa riscrivere la propria discografia mentale e comprendere veramente l’intento artistico dei nostri musicisti preferiti.

Le case discografiche dei decenni scorsi ragionavano per categorie commerciali rigide. Una canzone doveva avere il potenziale per conquistare le playlist radiofoniche: ritmo solare, durata contenuta, messaggi universali. Tutto ciò che non rientrava in questi canoni veniva relegato al lato B del 45 giri. Era una ghigliottina estetica, spesso ingiusta.

Pink Floyd e la sperimentazione abbandonata

In “Wish You Were Here”, la traccia Shine On You Crazy Diamond Part 8 rimane dimenticata dalle classifiche. Eppure contiene variazioni tematiche che anticipano rotte completamente diverse. I Pink Floyd utilizzavano le B-side come laboratorio Musica elettronica|per la sperimentazione sonora: effetti digitali, loop sintetici, distorsioni controllate mai sentite in radio.

Lo stesso vale per “The Wall”: “Young Lust” rappresentava una via alternativa al rock successivo, più crudo e anarchico rispetto ai successi stratificati dell’album principale.

David Bowie: il genio delle canzoni dimenticate

Bowie non ha mai scritto male. Le sue B-side sono colpi di stato musicali ignorati. “Queen Bitch” dalla collezione londinese, oppure “Suffragette City” nella versione estesa: composizioni che definiscono generazioni intere eppure restano relegate ai collezionisti.

Il Duca Bianco comprendeva il valore della profondità concettuale. Ogni lato nascosto di un album conteneva messaggi cifrati, riferimenti letterari, giochi formali che le radio non avrebbero mai esplorato. Era musica per chi ascoltava realmente, non solo per chi seguiva le tendenze.

Fleetwood Mac e la melodia sommersa

L’era “Rumours” ha prodotto capolavori di B-side incredibili. “Gold Dust Woman” nella versione estesa, brani acustici dimenticati, esperimenti con il reggae mai completamente sviluppati. Stevie Nicks e Lindsey Buckingham depositavano idee magnifiche nel sottosuolo del catalogo.

Le tracce secondarie custodivano sia la voce roca di Nicks che gli arrangiamenti raffinati di Buckingham in condizioni ideali: meno pressione commerciale, più libertà espressiva.

Come riscoprire queste playlist nascoste

I collezionisti sanno dove scavare. Le edizioni rimasterizzate, i cofanetti deluxe, le raccolta accessorie: questi sono i vettori attraverso cui queste tracce tornano visibili. Gli archivi digitali moderni hanno democratizzato l’accesso, finalmente.

Spotify e Apple Music permettono di sfogliare i B-sides and Rarities dei grandi album. Un tempo era impossibile: occorreva possedere il vinile originale, il 45 giri specifico, le edizioni giapponesi introvabili. Adesso basta uno smartphone.

L’importanza culturale della profondità

Ascoltare le B-side significa rifiutare la narrazione semplificata. Industria discografica|L’industria musicale ha sempre preferito le curve di vendita ai contenuti autentici. Le canzoni dimenticate rappresentano una resistenza involontaria: la musica che gli artisti volevano fare, quella che non corrisponde ai numeri dei grafici.

Costruirsi una playlist personale di questi brani significa tracciare una mappa interiore della musica, rispetto alle mappe commerciali imposte dai circuiti mediatici tradizionali.

Le B-side sono la vera biblioteca della musica rock anni ’70. Chi legge solo i bestseller fraintende interi universi artistici.

Roberta Magnasco

Roberta ai tempi liceali scriveva fanzine ciclostilate sul cantautorato genovese. Ha viaggiato molto, partecipando a raduni folk-rock e seguendo tour storici in Italia e Francia, documentando ogni esperienza in diari ormai logori.