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Halestorm, “Back from the Dead” è un gran disco

HALESTORM back from the dead 2022

“Back from the Dead” degli Halestorm è il biglietto da visita ideale dell’hard rock contemporaneo per tutti quegl’adolescenti che cercano un punto di partenza oltre ai mostri sacri storici

Quattro anni e una pandemia separano Vicious da Back from the Dead. Il ritorno degli Halestorm conferma (se ce ne fosse bisogno) il loro essere tra le migliori band hard rock in circolazione

Lizzy Hale e soci non hanno (quasi) mai sbagliato un colpo (Into the Wild Life è un mezzo passo falso, ma non può essere definito brutto). Quantomeno, hanno sempre dato alle stampe qualcosa di genuino, che avesse un senso da pubblicare, non un solo album tanto per cavalcare l’onda del successo arrivato negli anni ’10.

Halestorm, “Back from the Dead” è un gran disco
Una evoluzione a colpi di distorsore

Back from the Dead regala un pugno nello stomaco sin dall’inizio con la title track e “Wiked Ways”. Bastano questi due brani per capire che gli Halestorm sono in piena forma, in particolare l’ugola di Lizzy Hale. Ottima anche la produzione che rispecchia la giusta potenza sonora del gruppo, finalmente più vicino all’impatto di decibel che il pubblico riceve durante i concerti; ovviamente è più limato, più preciso e “pulito” di una esibizione live, ma le rasoiate sono molto più ruvide rispetto al predecessore “Vicious”.

L’album è una escalation di energia con rari, rarissimi momenti in cui si può riprendere fiato. Anche una più radiofonica “The Steeple”, pur abbassando un po’ i giri del motore del camion Halestorm, non cede di un centimetro e prosegue la folle corsa fatta di distorsioni e piatti di batteria martoriati.

La prima sosta è dettata da “Terrible Things”, ballad con inaspettati archi e una spoglia chitarra acustica che accompagnano la voce di Lizzy estremamente dolce, malinconica. Un brano che colpisce perché non ti aspetti questa intimità dopo il massacro sonoro che l’ha preceduto, ma è un’ulteriore prova di quanto la band americana ora riesca a dosare e domare qualsiasi mood.

La copertina dell’album
Raise your horns

I testi sono d’altronde una parte fondamentale di Back to the Dead. Stando ai piani della band, il successore di Vicious doveva uscire almeno un anno e mezzo fa, poi la pandemia si è messa di mezzo e ha fermato tutto. Questo stop improvviso e inevitabile ha però permesso a Hale di ragionare sui versi già abbozzati e scrivere nuovi brani; stessa cosa gli altri membri della band hanno iniziato a tirare giù idee e a passarsi tutto via internet (delle volte la tecnologia è davvero utile, #boomerstocazzo).

Prendersi cura di sé stessi, della propria salute mentale, rialzarsi e rispondere a chi cerca di abbatterti sono i messaggi fondamentali urlati o sussurrati dagli Halestorm. La conclusiva e toccante “Raise Your Horns” è un finale quasi inaspettato, che lascia spiazzati.

Forgive every fear that convinced you to put out your light
Show every flaw, every scar that this world made you hide
from who you are

Nata dopo il suicidio della cantante Jill Janus degli Huntress, è un omaggio, un invito, una mano rivolta a chi ha la sensazione di essere schiacciato dal mondo. Bisogna rialzarsi, credere che, dopotutto, ognuno di noi ha una forza interiore che permette di andare avanti nonostante le cicatrici.

Il biglietto da visita perfetto

I buoni arrangiamenti (nulla di particolarmente originale, ma di grande impatto), l’ottima performance della band e i testi ben scritti e di grande interesse che mescolano qualche cliché e un messaggio importante fanno di Back from the Dead uno degli album Hard Rock migliori dell’anno.

Vi diciamo di più, ci rivolgiamo ai più giovani o a chi ha cugini, fratelli, amici che vogliono avvicinarsi al mondo del rock e che cercano qualcosa di attuale, oltre a sviscerare i grandi classici del genere: ascoltate Back from the Dead, è un ottimo biglietto da visita per l’Hard Rock degli anni ‘10/’20 di questo fottutissimo e incasinatissimo III millennio.

a cura di
Andrea Mariano

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