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Red Hot Chili Peppers e l’amore senza limiti

Lo scorso 1° aprile è uscito il nuovo album dei Red Hot Chili Peppers, “Unlimited Love

Eh sì sono tornati. I nostri cari amici Red Hot Chili Peppers hanno pubblicato da più di una settimana il loro dodicesimo album.

Ne è passato di tempo dal loro ultimo disco, “The Getaway” uscito nel 2016. In questi 6 anni ne sono successe di ogni: attentati, tanti pazzi al potere, il clima che non ce la fa più, John Frusciante che torna nella band…

JOHN FRUSCIANTE CHE TORNA CON I RHCP! Mamma mia, questo sì che è stato un avvenimento. Infatti due mesi dopo tutto il mondo si è rinchiuso in casa con mascherine chirurgiche e litri di amuchina.
Coincidenze? Questa cosa ha destabilizzato un po’ l’asse cosmico della Terra, ammettiamolo.

Unlimited Love” è stato pubblicato con un nuovo ritorno al passato che sicuramente ha fatto impazzire tutti i fan della band californiana. Un misto tra eccitazione e anche un pizzico di paura: top o flop?

Unlimited Love: dentro l’album

La chitarra di Frusciante ti avvolge, tra riff e assoli, da Black Summer, primo singolo nonché già nuova hit indiscussa della band, fino al lungo assolo di chiusura di Tangelo.

La firma rhcp la ritroviamo nel secondo brano dell’album, Here Ever After. Qui tutta la parte ritmica si mischia a pennello costruendo un pezzo dinamico, impossibile da non amare. Flea e Chad Smith continuano ad essere i protagonisti anche in Aquatic Mouth Dance e in Whatchu Thinkin’, dove scende una divertente atmosfera funk e risultano tra i pezzi meglio riusciti di “Unlimited Love“.

Con Not The One si entra nel cuore dell’album. Più si ascolta e più sembra di ascoltare una Space Oddity losangelina. Poster Child riporta la band al loro sound anni ’90, dove Anthony Kiedis si diverte tra parti melodiche e parti in slow rap.

Da qui si susseguono pezzi romantici ed evocativi, dove inizia a farsi strada una parte più acustica: da The Great Apes, che si apre con un riff iniziale che rimanda leggermente alla storica Under The Bridge a It’s Only Natural, dove predomina un esplosivo Chad Smith, seguito da Kiedis, che in questo pezzo è impeccabile.

Dalla chitarra quasi psichedelica del brano precedente, si torna a cavalcare dei brani più energici.
Si susseguono She’s a Lover e These Are the Ways: si passa da una classico sound californiano tipico della band a un punk green dayiano dei primi anni duemila.

La parte conclusiva dell’album risulta essere la parte più debole dell’album, ad eccezione di qualche brano che spiccano grazie all’inserimento di cambi di stile, come Bastards of Light e il suo mix robot rock oppure il tocco di tromba e di basso di Flea in Let ‘em Cry.

The Heavy Wing chiude il cerchio in maniera magistrale. Tra Frusciante e Anthony scoppia quella sinergia storica che li vede insieme anche nel cantato e riescono a creare la canzone con la C maiuscola.

But the dream of this love never died

17 canzoni per 1 ora e 13 minuti di musica. “Unlimited Love” è un album corposo, ricco di tutto quello che sono i Red Hot Chili Peppers: semplicemente loro.

Passato, presente e futuro si intrecciano perfettamente, così come ogni canzone salta con tutta naturalezza dal funk al rock, dalla ballad al jazz. L’ascolto è in bilico tra un’atmosfera familiare e una di sperimentazione, che insieme ti fanno immergere in un bagno quasi psichedelico a tratti.

Il dodicesimo album dei Red Hot risulta come una grande macchina del tempo, in grado di viaggiare lungo i quasi 40 anni della band. Ad accompagnare la produzione del disco ritroviamo anche lo storico Rick Rubin: è anche grazie a lui se i Red Hot Chili Peppers sono i Red Hot Chili Peppers.

Quello che “Unlimited Love” esalta è la chimica e la passione che ha sempre reso unici questi 4 pazzi, e che forse in questi anni era andata perduta. Certo, non è un album sforna hit e neanche il migliore della storia dei Red Hot Chili Peppers, ma è l’album di cui avevamo bisogno per ricordarci l’origine di questo amore senza limiti.

a cura di
Martina Giovanardi

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